29.11.2025
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Sports

il 15enne prodigio che richiama Sinner


C’è un nuovo prodigio che cresce nel tennistavolo, e sebbene il suo nome possa non essere ancora conosciuto da tutti, il suo impatto è già inconfondibile. Parliamo di Danilo Faso, giovane promessa del ping pong che, in un sport che in Cina è simbolo di diplomazia e potenza, ha compiuto un’impresa. Il “Dragone” porta con sé una sconfitta che difficilmente dimenticherà: quella in semifinale ai Mondialini di Cluj-Napoca, in Romania, ad opera di una piccola Italia che aveva già sorpreso il mondo, eliminando ai quarti un’altra superpotenza: il Giappone.

«Battere la Cina è stato incredibile. Ne sono veramente fiero», racconta Danilo Faso, che con grinta ha conquistato il cuore di tutto il team azzurro, portandolo a una finale storica. Il 15enne palermitano ha ottenuto due vittorie decisive, e persino i cinesi gli hanno riconosciuto il valore, nonostante l’aria gelida tra loro e l’allenatore, che pur contrariato, non ha mancato di stringergli la mano con rispetto.

Anche se in Romania la vittoria finale è sfumata a favore di Cina Taipei, la presenza della squadra è stata una vera e propria vittoria per il movimento italiano. «Questo argento profuma di oro», ha commentato Renato Di Napoli, presidente federale, sottolineando come la squadra azzurra – guidata dal direttore tecnico Eric Angles e di cui fanno parte anche Francesco Trevisan e i fratelli Giulio e Pietro Campagna – abbia fatto brillare i riflettori su un tennistavolo che alle ultime Paralimpiadi aveva già conquistato due ori e due bronzi. Danilo Faso, però, è molto più di una medaglia: è il simbolo di una nuova generazione che ha sfidato le leggi della fisica, della storia e della geografia.

COME JANNIK

E se il nome di Faso richiama quello di un altro giovane talento, Jannik Sinner, è perché la sua storia è simile, ma unica. Solo 15 anni, ma già in grado di diventare il numero uno in Italia, superando giocatori ben più esperti. È il nostro Sinner “da tavolo”, un ragazzo biondo come la madre Yulyia Markova, campionessa ucraina, e riccio come il padre Marco, anch’egli pongista, sempre al fianco del figlio, tanto da lasciare il suo lavoro per seguirlo. Eppure, Danilo non si sente una star. Quando gli chiediamo cosa significhi per lui aver scritto una pagina storica del suo sport, risponde con una calma disarmante: «Non penso a fare la storia. Io mi concentro solo su una cosa: vincere. E mi piace farlo con i miei compagni, perché posso condividere quei momenti con loro, con i miei amici».

I MODELLI 

I suoi riferimenti sono tanti, ma uno su tutti spicca: il giapponese Tomokazu Harimoto. E non è un caso: Danilo sa bene che per battere i talentuosi asiatici, che dominano la scena mondiale e contano milioni di praticanti, servono sacrifici e impegno. Si allena con dedizione, due volte al giorno, perfezionando il suo rovescio, il suo colpo preferito, e ogni dettaglio tecnico. Il suo must, come quello di Sinner, è una continua ricerca del miglioramento e del colpo che può fare la differenza. Si allena a Terni, al centro federale, una sorta di Coverciano del tennistavolo, dove si sta forgiando una nuova generazione di campioni che non ha paura di sfidare il destino.

Danilo è un ragazzo che non teme di andare oltre, che affronta le sfide della vita con il sorriso di chi sa che ogni passo lo avvicina sempre più al suo sogno. Quando non è sui tavoli da ping pong, studia online, parlando già quattro lingue: italiano, francese, inglese e ucraino. Tra un allenamento e l’altro, ha anche il tempo di seguire il Palermo calcio, tifando per una squadra che spera presto di rivedere in Serie A. Intanto, il suo talento è già una realtà. E presto, forse, sentiremo parlare anche della sorella, già numero uno tra le bambine. Ma questo è solo l’inizio di una storia che sa di leggenda.


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