Commenti e retroscena del panorama politico
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«Mai dire mai». Aveva risposto così il generale Roberto Vannacci, a chi qualche giorno fa, gli chiedeva della possibilità di una effettiva scissione dalla Lega. Un’ipotesi fino a ieri improbabile, che oggi inizia a sembrare realtà.
Incomprensioni, posizioni divergenti, contrapposizioni sempre più nette: sono queste le parole che hanno scandito gli ultimi giorni all’interno del Carroccio. Non più una linea condivisa — sempre più difficile da rintracciare — ma i primi segnali di una frattura che rischia di trasformarsi in una crepa concreta. Le iniziative comuni si contano ormai sulle dita di una mano, mentre aumentano i punti di frizione.
Da Vannacci, intanto, continua ad arrivare benzina sul fuoco: il mancato versamento delle quote al partito, la richiesta pubblica di affossare provvedimenti sostenuti dalla Lega — come accaduto per il decreto Ucraina — e la scelta di non prendere le distanze dalle manifestazioni dei suoi “team” sotto Montecitorio contro iniziative del governo, sono solo alcuni degli eventi che, negli ultimi giorni, sembrano aver allontanato le due anime che da mesi convivono all’interno del Carroccio.
Elementi che alimentano sospetti e tensioni interne, ai quali si aggiunge anche la mancata partecipazione alla kermesse di partito che ha riunito la Lega tra le montagne abruzzesi.E se fino a pochi giorni fa, da via Bellerio, l’ipotesi di una scissione veniva esclusa con decisione, oggi in moti sembrano di ricredersi. Ora, con i sospetti che divampano e i brusii che accompagnano il partito per i corridoi del parlamento, prima dello strappo definitivo, Salvini e Vannacci sono pronti ad incontrarsi in settimana, nel tentativo di ricucire i rapporti.
Guardando alla possibilità concreta di una scissione, c’è però un fattore, in particolare, con il quale Vannacci dovrebbe fare i conti e che potrebbe frenare l’ex generale da una rottura definitiva: la riforma della legge elettorale. La riforma al vaglio della maggioranza, rimodellando la soglia di sbarramento, potrebbe infatti rendere più complessa una corsa autonoma di Vannacci e dei suoi fedelissimi verso il Parlamento. Se oggi la soglia, con il Rosatellum, è fissata al 3% per tutti i partiti, il nuovo impianto — secondo quanto si apprende da alcune indiscrezioni — potrebbe prevedere l’innalzamento al 4% per i partiti che corrono slegati da qualsiasi coalizione, lasciando invece invariata la soglia al 3% per chi si presenta in alleanza. Un meccanismo che potrebbe scoraggiare i “vannacciani” da una sfida elettorale solitaria, ad alto rischio di scontro frontale.
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