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L’ennesimo aggiornamento dei termini di servizio di TikTok è arrivato come sempre: una notifica, poche righe da scorrere, un pulsante da premere per continuare a usare l’app. Ma questa volta, negli Stati Uniti, quel passaggio apparentemente automatico ha acceso un dibattito molto più ampio, fatto di proteste online, timori per la privacy e nuove tensioni politiche attorno al social network più discusso degli ultimi anni.
Cosa prevede l’aggiornamento
L’aggiornamento riguarda sia i termini di utilizzo sia l’informativa sulla privacy e si inserisce in una fase particolarmente delicata per TikTok.
Da tempo la piattaforma è sotto osservazione da parte delle autorità statunitensi, che accusano la società madre cinese ByteDance di poter esercitare un’influenza indebita sulla gestione dei dati degli utenti americani. In questo contesto, la revisione dei documenti legali non è soltanto un’operazione tecnica, ma un tassello di una più ampia riorganizzazione pensata per rispondere alle pressioni normative e politiche di Washington.
Le informazioni sensibili richieste
Nel nuovo testo, TikTok chiarisce in modo più esplicito quali informazioni possono essere raccolte e come possono essere utilizzate. Si parla di dati legati all’uso dell’app, di informazioni tecniche e di localizzazione, ma anche di contenuti e dati personali che gli utenti scelgono di condividere sulla piattaforma. Tra questi rientrano anche categorie considerate sensibili, come l’identità di genere, l’orientamento sessuale o le convinzioni religiose, qualora vengano fornite volontariamente. I termini aggiornati dettagliano inoltre l’impiego dei dati per la pubblicità personalizzata, anche al di fuori dell’ecosistema di TikTok, attraverso partner commerciali.
L’intelligenza artificiale
Un altro elemento nuovo è il riferimento più esplicito all’intelligenza artificiale. I termini aggiornati introducono regole sull’uso di strumenti di AI, sulla moderazione dei contenuti e sull’obbligo di segnalare materiali generati o alterati artificialmente. Secondo l’azienda, molte di queste pratiche erano già in vigore e l’aggiornamento servirebbe soprattutto a rendere il linguaggio legale più chiaro e conforme alle normative statunitensi.
Le polemiche
Eppure, le rassicurazioni non sono bastate a placare le critiche. Sui social e nei forum americani, numerosi utenti hanno reagito con preoccupazione, accusando TikTok di normalizzare una raccolta dei dati sempre più estesa e invasiva. A irritare non è solo il contenuto dei nuovi termini, ma anche la modalità con cui vengono imposti: accettarli è una condizione necessaria per continuare a usare l’app, senza reali possibilità di scelta o personalizzazione del consenso. La polemica si intreccia anche con lo scetticismo politico. Nonostante i cambiamenti societari annunciati per limitare il controllo diretto di ByteDance sulle operazioni statunitensi, una parte dell’opinione pubblica e della classe politica continua a ritenere poco trasparente la gestione effettiva dei dati e degli algoritmi. Il timore è che, al di là delle riformulazioni legali, permangano zone d’ombra difficili da verificare dall’esterno.
La fuga degli utenti
In questo clima, alcuni utenti hanno scelto di cancellare il proprio account come gesto di protesta, mentre altri invocano regole più stringenti e una maggiore tutela dei diritti digitali. La vicenda dell’aggiornamento dei termini di TikTok diventa così qualcosa di più di una questione contrattuale: è l’ennesimo capitolo di una discussione più ampia su chi controlla i dati, su come vengono utilizzati e su quanto potere abbiano davvero gli utenti di fronte alle grandi piattaforme tecnologiche.
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