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«Stupore per le dichiarazioni, frasi non accettabili»


ROMA È stata l’ennesima goccia, quella che ha fatto traboccare persino il vaso di Palazzo Chigi. Spingendo a una presa di posizione la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e, prima di lei, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e quello degli Esteri, Antonio Tajani. A innescare il cortocircuito che ha fatto saltare sulla sedia anche altri leader europei, è stato ancora una volta Donald Trump. Che, in un’intervista a Fox, sulla via del ritorno dal Forum di Davos, ha bollato sostanzialmente come irrilevante il contributo militare (e di sangue) offerto dai partner della Nato — Italia compresa — nei 20 anni d’invasione dell’Afghanistan seguiti all’attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York: «Dissero che avrebbero mandato dei militari in Afghanistan, l’hanno fatto, ma sono rimasti un po’ indietro, un po’ lontano dal fronte». Frasi che non sono andate giù a molti, a partire dall’Inghilterra (a farsi sentire sono stati sia il primo ministro Keir Starmer che il principe Harry), passando per la Polonia e la Danimarca. A loro, ieri, si unita anche l’Italia.

Il «rispetto»

«Il Governo italiano ha appreso con stupore le dichiarazioni del Presidente Trump», scrive la premier in una nota che arriva solo a sera, dopo che per tutto il giorno le opposizioni hanno sollecitato la «difesa degli interessi degli italiani». Meloni fa innanzitutto un excursus storico che parte dal periodo successivo agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, quando «la Nato ha attivato l’articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti».

«In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo», ricorda la presidente, «l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione internazionale». Ricorda, Meloni, il «costo» pagato dall’Italia in quei venti anni: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti mentre erano «impegnati in operazioni di combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane».

Da qui la sferzata verso l’alleato transatlantico, le cui dichiarazioni vengono bollate come «inaccettabili» in quanto «minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan». L’inquilina di Palazzo Chigi insiste anche sull’amicizia tra Italia e Stati Uniti, «fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica». Amicizia che — dice rivolta al tycoon — «necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica». Prima di lei, a esprimersi erano stati il capo della Farnesina («Noi non possiamo che rendere onore a questi nostri militari che essendo caduti erano in prima linea») e il titolare della Difesa: «Non possiamo e non vogliamo accettare analisi superficiali e sbagliate. Da parte di nessuno». Secondo quanto riferito al tgLa7, il ministro Crosetto è pronto ad andare anche oltre. Con l’invio, già lunedì, di una lettera formale al segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, e al segretario generale della Nato, Mark Rutte, in risposta alle recenti affermazioni del presidente americano.

Il secondo tempo

La presa di posizione della premier non basta a far cessare le critiche delle opposizioni per il tempo atteso prima di rispondere al capo della Casa Bianca: «Parole che arrivano trentasei ore dopo», sottolinea il leader di Italia viva, Matteo Renzi. «Gorgia Meloni ha finalmente capito che il disonore era così forte che non poteva tacere oltre», la replica piccata dell’altro ex premier, Giuseppe Conte. Di «subalternità totale al governo americano», parla il leader di Avs, Angelo Bonelli, mentre il responsabile Esteri dem, Peppe Provenzano, di «destra senza orgoglio». Questa volta, neppure Carlo Calenda, da Azione, porge l’altra guancia: «Segnalo a Giorgia Meloni che Trump ha dileggiato i nostri militari morti nelle missioni compiute a fianco degli Usa. E noi lo proponiamo per il Nobel? Quando sarà colma la misura?». Anche il vaso di Palazzo Chigi, però, ha iniziato a traboccare.


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