Come in certe scuole degli Stati Uniti della Gran Bretagna, come accade in alcuni istituti di Napoli e della sua provincia: ecco l’arrivo dei metal detector agli ingressi delle scuole. Tutte? No. Ma il piano del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, nasce dalla consapevolezza della gravità della situazione — l’uso dei coltelli nelle scuole, e il caso dell’Einaudi-Chiodo di La Spezia dove è stato ucciso a colpi di lama il diciottenne Abanoub Youssef da un suo coetaneo — e la necessità di affrontare con lucidità e determinazione, con piglio pragmatico e non allarmistico, una questione di sicurezza che impatta molto la vita dei ragazzi e delle loro famiglie, attraversa l’intero governo come una priorità. Spiega Valditara: «Occorre prevedere il ricorso ai metal detector nelle scuole dove c’è maggiore criticità. Non ovunque e in maniera standardizzata, ma questi sensori servono in alcune realtà, e potranno essere richiesti dai presidi in accordo con il prefetto».
Come estremo rimedio e non a tappeto insomma, secondo la proposta del ministro, si prevede l’installazione nelle scuole di quelle che in Inghilterra chiamano «knife arches» (archi metal detector per coltelli). Ovviamente nessun sistema da solo può eliminare completamente il rischio delle violenze e degli accoltellamenti — e quindi andrà accoppiata l’introduzione di queste barriere di sicurezza tecnologiche con la prevenzione sociale e l’insegnamento della cultura della convivenza. Questo è un punto a cui Valditara tiene particolarmente, e ci sta lavorando da tempo. Oggi il ministro sarà presente al vertice in prefettura a La Spezia, convocato dopo l’omicidio di Youssef Abanoub. Il sindaco della città ligure, Pierluigi Peracchini, aveva annunciato da subito l’incontro finalizzato anche a «capire come gestire questa situazione in vista della riapertura della scuola lunedì» e la partecipazione di Valditara a questa riunione tecnica e operativa fa assumere all’appuntamento una rilevanza istituzionale ancora più forte. Ovvero: lo Stato c’è. Valditara non ha dubbi sulla misura dei metal detector ma non li ha neppure sull’importanza di operare su più dimensioni: quella dei controlli sulle armi da taglio la cui utilizzazione purtroppo è in grande crescita presso i ragazzi d’età scolastica, e quella del lavoro formativo sulla responsabilizzazione, sulla maturità e sul senso civico dei gli studenti. «Su tutto ciò — osserva il ministro — siamo impegnatissimi. Io la chiamo l’educazione al rispetto. Martedì si celebrerà in tutte le scuole italiane la Giornata del Rispetto, istituita con legge del 2024, una ricorrenza di estrema importanza, non solo per gli studenti ma anche per gli insegnanti e per le famiglie. Rispetto verso le persone, verso le regole, verso le cose». Cioè anche verso gli edifici scolastici spesso “bullizzati”, deturpati, maltrattati come se non fossero un patrimonio prezioso della comunità nazionale e la culla della formazione che significa futuro.
La condotta
Incalza Valditara: «Noi vogliamo introdurre delle norme che colpiscono chi usa la violenza, che difendono i cittadini dalle aggressioni dei violenti e che ristabiliscono dei principi basilari in una società. Inviterei la sinistra ad abbandonare questi 50 anni di vecchi pregiudizi per cui è tutto repressione. Quindi il divieto è repressione, la sanzione è repressione. Abbiamo sentito dire per tanti anni “vietato vietare”. Il no era demonizzato, i doveri sono stati marginalizzati. Una società che ci ha abituato a coltivare soltanto diritti». Ma l’approccio del governo è molto articolato (altro che ossessione repressiva!). Del resto l’«educazione al rispetto» è stata prevista per la prima volta nei programmi scolastici e nelle nuove linee guida sull’educazione civica.
Da quest’anno saranno operative, inoltre, le norme che prescrivono per esempio che il 5 in condotta può portare alla bocciatura e con il 6 si è rimandati a settembre. Tra l’altro, chi viene sospeso per motivi disciplinari non resta più a casa ma deve dimostrare un maggiore impegno nello studio e, nei casi più gravi, svolgerà attività di cittadinanza solidale. Ovvero lavorerà in ospedali, case di riposo, mense per poveri, per imparare il valore degli altri, della solidarietà e del rispetto.
Quanto al nuovo decreto sulla sicurezza che il governo sta per varare, alla luce degli ultimi eventi conterrà anche il divieto di portare a scuola ogni tipo, anche minuscolo, di arma da taglio. Il pacchetto legislativo verrà portato in consiglio dei ministri forse già la prossima settimana, sicuramente entro gennaio.
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