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Meloni-Takaichi, l’incontro tra le due leader di ferro. «Preoccupano forme di coercizione economica»


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Così diverse e così simili allo stesso tempo. Due underdog, due leader di ferro che hanno bucato il tetto di cristallo conquistando la guida del paese, un risultato che negli States fatica ancora ad arrivare. A Tokyo è il giorno del bilaterale tra la prima ministra Sanae Takaichi e Giorgia Meloni, le due conservatrici uniche donne del G7. Le strade che portano a Kantei, la residenza ufficiale del presidente giapponese, sono puntellata dalle bandiere di Italia e Giappone, quest’anno al giro di boa dei 160 anni di relazioni. Davanti alla sede dove è in programma l’incontro, due donne sventolano bandierine italiane e un cartello con su scritto “buon compleanno Meloni”, un tributo alla premier, che ieri ha spento le 49 candeline sulla torta. “Auguli, auguli”, scandiscono le due signore vedendo arrivare l’auto presidenziale. 

Dentro, nell’elegante residenza dove il legno di cedro si alterna ai marmi, Takaichi indossa un elegante tailleur blu notte e un filo di perle, a vederla così si fa fatica a immaginarla batterista heavy-metal, una passione di cui ha dato prova martedì scorso, improvvisando una jam session con il collega sudcoreano Lee Jae-myung sulle note di Golden,  il tormentone k-pop diventato un successo planetario.

Per lei capelli rigorosamente corti, un taglio scelto, raccontano, affinché avesse occhi e orecchie scoperti, segno della capacità di vedere e ascoltare la sua gente. Alla Meloni Takaichi tributa l’ingombrante mascotte di green Expo 2027, un pianeta stilizzato su due piedini gialli, al centro un cuore che dà il nome al simbolo scelto per l’appuntamento dell’anno prossimo a Yokohama: tokutoku, dalla parola che  in giapponese ricalca il battito del cuore. Ma è un’altra quella scelta nella lingua locale dalla premier italiana per suggellare l’incontro con Takaichi: «Ganbaru — scandisce Meloni ricordando il primato che le accomuna, «prime donne a guidare i nostri popoli» — ganbaru non vuol dire solamente fare del proprio meglio, significa fare più del proprio meglio, ambire a superare sempre i limiti, non accontentarsi mai di dove si è arrivati». La prima ministra giapponese al suo fianco annuisce con un sorriso, lei che da giovane faceva la spola sei ore al giorno su autobus e treni per frequentare l’università.

Il salto di qualità

Le due leader siglano una dichiarazione congiunta che rafforza il partenariato strategico, un elenco in 16 punti per accelerare l’attuazione del Piano d’azione Italia-Giappone 2024-2027, «un salto di qualità per le nostre relazioni». Puntellando un asse politico ed economico che regge in barba ai 10mila km di distanza che ci dividono, e che va dal tech alla difesa — il programma Gcap per i caccia di sesta generazione ne è la prova, con l’obiettivo 2035 per la consegna del primo velivolo — passando dall’energia allo spazio e all’Ia, dalla robotica alle tecnologie emergenti, dalla farmaceutica ai macchinari medicali e non, fino alla grande sfida dei minerali critici. C’è poi la partita geopolitica, in un pianeta che sembra precipitato nel caos e in cui «l’instabilità da eccezione sta diventando sistema», rimarca Meloni. «Questa è anche un’occasione — osserva infatti la premier — per fare il punto sulle tante crisi aperte a livello globale, sulle tante questioni in agenda, per confermare il nostro impegno comune per arrivare a una pace giusta e duratura in Ucraina, per consolidare il processo di pace in Medio Oriente, per garantire la sicurezza e la stabilità dell’Indo-Pacifico», area preda dell’aggressività cinese — il non detto — con Takaichi che in pochi mesi di governo ha scatenato una crisi diplomatica con Pechino che conta ben pochi precedenti. In parte onorando quello che nell’infanzia le ha insegnato la madre: assomigliare a una rosa crimisi, mantenendo la grazie femminile ma anche le spine per difendersi da soprusi e malefatte. C’è infine, sulla rotta Italia-Giappone, l’attenzione al Sud globale, «con la stessa proiezione verso l’Africa». Roma e Tokyo sono impegnate in «due iniziative molto simili: il Piano Mattei per l’Africa sul lato italiano e il Ticad sul lato giapponese.  Questo dimostra una capacità strategica che Italia e Giappone hanno sempre condiviso — afferma la presidente del Consiglio — e penso che insieme possiamo rafforzare reciprocamente un modello di cooperazione vantaggioso per tutti». A stretto giro dalla fine del bilaterale, Meloni pubblica sui social un selfie che la ritrae sorridente con Takaichi in due versioni: il classico scatto e l’effetto cartoon. Del resto, siamo pur sempre a Tokyo.


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