Riparte la trattativa tra Rio Tinto e Glencore per una maxifusione che porterebbe alla nascita del più grande colosso minerario al mondo, con un valore stimato tra i 200 e i 260 miliardi di dollari, e superando così l’australiana Bhp.
I due gruppi hanno confermato di essere in «discussioni preliminari», senza garanzia, però, che si arrivi a un accordo definitivo. Tra le opzioni sul tavolo ci sarebbe una fusione attraverso uno scambio azionario ma anche un’acquisizione diretta di Glencore da parte di Rio Tinto.
Il trading
Glencore — con sede a Baar, in Svizzera, e quotata alla Borsa di Londra — è tra i maggiori operatori mondiali nel trading e nella produzione di rame, carbone, zinco e cobalto, mentre l’anglo-australiana Rio Tinto è uno dei principali produttori globali di ferro, rame e alluminio.
L’operazione è sostenuta proprio dal forte interesse globale per il rame, un materiale fondamentale per la transizione energetica e le cui quotazioni sono schizzate ai massimi storici. Nei giorni scorsi il rame è volato al record di oltre i 13.300 dollari la tonnellata, evidenziando una carenza di mercato che, secondo gli analisti, potrebbe arrivare a 10 milioni di tonnellate entro il 2040.
Restano, tuttavia, potenziali ostacoli alla fusione, fanno presente gli analisti di settore. Rio Tinto ha da tempo abbandonato il carbone, mentre Glencore mantiene una forte esposizione al settore, elemento, questo, che potrebbe complicare l’integrazione industriale. Ma, secondo fonti citate da Bloomberg, Rio Tinto sarebbe «disponibile a mantenere le attività nel carbone di Glencore se i colloqui avranno esito positivo».
Il perimetro
La struttura e il perimetro di un eventuale accordo «sono ancora in discussione, ma uno degli scenari principali allo studio è l’acquisizione dell’intera Glencore, compresa la divisione carbone», hanno spiegato le stesse fonti. E il gruppo anglo-australiano potrebbe poi «anche scegliere di cedere la divisione carbone in un secondo momento, qualora l’operazione andasse in porto». Secondo gli analisti, il consolidamento nel settore minerario è destinato ad accelerare, spinto dalla crescente domanda di metalli necessari alla transizione energetica.
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