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Federica Torzullo, il ruolo della colf (sentita già tre volte) e la presunta chiamata di Claudio Carlomagno


I Ris sono tornati ieri sulla scena del delitto, insieme al medico legale e al procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori per eseguire una serie di accertamenti tecnici irripetibili. Hanno perlustrato di nuovo la villetta di via Costantino 9, ad Anguillara Sabazia, per decifrare meglio quella che potrebbe essere stata la dinamica dell’omicidio di Federica Torzullo, partendo dal presupposto che non credono che Claudio Carlomagno possa averla uccisa la mattina del 9 gennaio, averla caricata nella sua auto e aver pulito tutto in soli 40 minuti.

Tracce di sangue sono state trovate nel bagno al primo piano, dove l’indagato sostiene di aver colpito la moglie con due coltellate mentre entrava in doccia, ma non ci sono tracce ematiche sulle scale che conducono al piano di sotto. È probabile che il 44enne abbia utilizzato un telo di plastica per spostare il cadavere. Gli inquirenti stanno cercando di capire se l’avesse già da prima in casa o in auto, o se invece l’abbia acquistato di recente (in questo caso, potrebbe essere un indizio della premeditazione del delitto).

Sono stati fotografati dai Ris i flaconi dei detersivi presenti nella villetta, per poi farli visionare alla domestica, in modo che possa dire se riscontra la presenza di detergenti nuovi o solitamente non usati dalla famiglia. La signora delle pulizie, Francesca, è già stata sentita tre volte a sommarie informazioni testimoniali dai carabinieri. Ha negato, al contrario di quanto riferito dallo zio di Federica Torzullo, di essere stata chiamata da Claudio Carlomagno l’8 gennaio per dirle di non andare l’indomani a fare le faccende in casa. L’analisi del cellulare dell’indagato servirà anche a verificare questa circostanza.

Scatola nera e condutture

Resta infatti il sospetto negli inquirenti che si sia trattato di un delitto premeditato. Anche per far luce su questo, ieri è stato acquisita la “scatola nera” presente nell’auto di Carlomagno, la Kia Sportage bianca nella quale aveva caricato il corpo di Federica per portarlo nella sua ditta, dove poi lo ha sepolto in un terreno adiacente, usando uno dei suoi mezzi per scavare la fossa.

«Io non dò fuoco, io vengo con la ruspa, è diverso», aveva minacciato tempo fa un cliente che non lo pagava, come riferito ieri a “Chi l’ha visto?”. Il cadavere della moglie, invece, lo ha deturpato sia con la ruspa che con il fuoco.

Alla presenza anche dei consulenti della famiglia Torzullo, sono stati scaricati tutti i dati presenti nel congegno dell’auto che fornisce, come in una sorta di diario di bordo, dati relativi ai percorsi, all’apertura e chiusura degli sportelli e alla gestione del mezzo.

Per gli inquirenti il gps presente nella “black box” della Kia potrebbe fornire elementi utili a ricostruire gli spostamenti dell’indagato prima e dopo l’omicidio. In particolare, se il 7 o l’8 gennaio si sia recato in qualche supermercato per acquistare candeggina o altri solventi, nell’ipotesi in cui abbia premeditato il delitto. Anche se il suo legale, Andrea Miroli, ribadisce che per pulire il sangue della vittima abbia utilizzato solo stracci e acqua. L’analisi degli scarichi, fatta ieri dai carabinieri del Ris, chiarirà anche questo aspetto.

Le verifiche hanno riguardato anche la sede della ditta di movimento terra, di proprietà di Carlomagno, dove il 18 gennaio era stato trovato il cadavere, e i mezzi pesanti parcheggiati lì. Ancora non è stata trovata l’arma del delitto. Le ricerche nel corso d’acqua, nella zona di via Braccianense, dove il killer reo confesso ha affermato di essersene sbarazzato non hanno dato esito positivo. Dagli spostamenti registrati dalla «scatola nera» dell’auto si potrebbe ricavare se in realtà l’uomo abbia gettato il coltello da un’altra parte.


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