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Gleison Bremer, dopo diversi mesi ai box a causa di due gravi infortuni, è tornato ad essere il pilastro della difesa bianconera. Il difensore brasiliano ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, dove ha affrontato diversi temi legati al calcio, e non solo. Ha ripercorso i periodi complessi della sua carriera, dove non ha potuto aiutare la squadra e il modo in cui ha cercato di affrontare le difficoltà. Ecco cosa ha detto.
Le parole di Bremer
Bremer ha raccontato innanzitutto il suo percorso di riabilitazione, descrivendo ciò che ha fatto durante quel periodo per cercare di ritrovare la propria serenità, di fronte ad un ostacolo molto grande. Il difensore afferma di aver imparato: «Ad avere pazienza. Una volta incrociai Del Piero al J-Medical. Mi disse: “Calma, non avere fretta, e migliora la tua mobilità”».
Il racconto di Bremer
In quel periodo complicato, il calciatore brasiliano ha cercato di distrarsi attraverso le sue passioni: «Ho imparato a suonare la chitarra, mia vecchia passione, e ho avuto più tempo per stare con la famiglia. Ogni tanto, mia figlia Agata, mi diceva: «Papà, non farti più male«». Ha poi confessato di avere un grande interesse per «i libri: «L’arte della guerra» e i saggi di filosofia, Aristotele soprattutto: autori avanti di testa, che hanno visioni e pensieri profondi».
Il calciatore bianconero ha poi voluto guardare al presente, dando il suo punto di vista sull’arrivo di Spalletti sulla panchina della Juventus: «L’ho sentito e ho capito. Diciamo che, dopo due infortuni, pensi che non puoi sempre giocare sulla forza e sulla velocità, ma devi sfruttare anche le letture difensive: è una cosa sulla quale sto migliorando, studiando l’avversario, grazie allo staff della Juventus che lavora sui video e a un match analyst che mi segue».
Le idee tattiche del neo allenatore lo hanno aiutato a ritrovare il ritmo partita: «Mi piace, perché abbiamo spesso la palla noi e allora faccio meno fatica. Ogni tanto mi dico: «Cavolo, così non sento neppure il peso dell’infortunio». Ha poi aggiunto che: «Il bel gioco? Certo che esiste, anche se poi devi vincere. Però, se giochi bene solitamente funziona: negli ultimi anni, hanno vinto le squadre che dominano il gioco. Se non vinci ti arrabbi sempre. Ma pensi anche che, un certo lavoro è stato fatto e se giochi così, in futuro girerà bene». Ha concluso sugli obiettivi della stagione, tra Champions League e Mondiali con il Brasile: «Non posso immaginare la Juventus fuori dalla Champions. Coppa del Mondo? È un obiettivo: devo fare bene con la Juve. Ancelotti è un grande allenatore e so che guarda anche all’Europa».
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