Notizie Nel Mondo - Notizie, affari, cultura Blog Politics Board of peace, un organismo che può contribuire a creare un nuovo ordine mondiale
Politics

Board of peace, un organismo che può contribuire a creare un nuovo ordine mondiale


L’idea del Board della pace, astrattamente configurata, non può essere snobbata. Né può essere il modo in cui lo stesso proponente, Donald Trump, l’ha condita, ovviamente per ragioni di immagine, a Davos, a spingere per un giudizio aprioristicamente negativo. Molto dipende dalla configurazione di questo Board — che nasce per Gaza, ma alcuni ne vedono l’estensione ad altre realtà colpite da crisi geopolitiche — dai suoi compiti e dall’inquadramento nel contesto delle istituzioni globali.

Una riconfigurazione, per valutare la possibilità di un’adesione, da parte del Governo italiano, è stata chiesta dalla premier Giorgia Meloni proprio perché ha verosimilmente ritenuto che, per l’architettura istituzionale, le modalità della partecipazione e le funzioni del costituendo organo, come ora sono state presentate, l’Italia non potrebbe aderirvi. Ciò mira comunque a cogliere i pur possibili benefici della partecipazione a un consesso internazionale che potrebbe avere prospettive di esteso coinvolgimento di partner e territori.

L’articolo 11

Il macigno che oggi più che giustamente impedisce l’adesione è l’art.11 della Costituzione il quale stabilisce che le limitazioni di sovranità possono essere ammesse solo se avvengono in condizioni di parità con gli altri Stati e sono necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. L’ultima parte dell’art.11 prevede, poi, che l’Italia promuova e favorisca le organizzazioni internazionali rivolte al perseguimento della predetta endiadi, pace e giustizia.

Un organismo del tipo del Board, se riconfigurato, può essere certamente utile e perciò deve essere così strutturato che rientri nella categoria “lato sensu” delle organizzazioni internazionali testé richiamate e, prima ancora, che le limitazioni di sovranità — con un’ampia accezione di quest’ultima — siano introdotte in una condizione di “par condicio” con gli altri Stati.

Naturalmente, sulla sottoscrizione di un Accordo in materia l’ultima parola spetterà al Parlamento. Fondamentale, per compiere la valutazione in questione, è l’esame dello statuto e dell’atto costitutivo del Board che assicurino la richiesta parità sia nella fase di adesione sia nello svolgimento dei compiti che devono avere le finalità indicate dalla Carta per le organizzazioni internazionali.

Molto importante è depurare gli eventuali intrecci del governo della fase della sospensione delle ostilità, in questo caso in Palestina, e dell’azione per la realizzazione di una pace effettiva, da un lato, con gli interessi economici degli aderenti al Board, dall’altro. Si potrebbe, poi, ipotizzare un collegamento con l’Onu, anche per evitare che si ipotizzi la volontà di una sostituzione o di un grave ridimensionamento delle Nazioni Unite.

Non mancano casi di Board collegati con Istituzioni globali: si pensi, tenuto conto delle ovvie differenze, al Financial Stability Board, un organismo preposto alla stabilità finanziaria globale di banche e intermediari finanziari, nonché alla prevenzione, in quanto possibile, delle crisi, collegato con il Fondo monetario internazionale. Del pari, sarebbe opportuna ogni azione che muova verso il rispetto del diritto internazionale: insomma, per valorizzare il Board della pace è innanzitutto necessario evitare che ad esso si attribuiscano o soltanto appaia che si attribuiscano compiti che sono sottratti alle vigenti Istituzioni internazionali.

Queste sono, certamente, da riformare. Nel campo finanziario si avverte molto questa esigenza e lo si afferma frequentemente quando si sostiene la necessità di una nuova Bretton Woods, il luogo dove fu creato, alla fine della seconda guerra mondiale, il Fondo monetario internazionale. Non sarebbe coerente se, dopo avere per molti anni fino ad oggi ravvisato l’esigenza di un nuovo ordine internazionale o almeno di un nuovo ordine economico, si ritenesse di realizzarlo solo con il Board in questione.

Una sfida

Ma questo, se riformato, ben può essere una componente di un nuovo ordine. Dovrebbe interessare l’Unione europea nella sua interezza e progettare eventualmente una sua partecipazione a un Board riformato, senza egemoni o favoriti, in nome di tutti i ventisette Paesi. Non è un percorso facile, ma operare per la riconfigurazione del Board è un impegno e una sfida, anche per rassicurare che, in caso di insuccesso, tutte le iniziative siano state promosse.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Il punto sui temi di attualità, ogni lunedì
Iscriviti e ricevi le notizie via email

Exit mobile version